
La legge 8 marzo 2017, n. 20, ha previsto, all’art. 1, l’istituzione della «Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie» fissandone, altresì, il riconoscimento della ricorrenza da parte della Repubblica il giorno 21 marzo di ogni anno.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’ambito della propria missione istituzionale, in coerenza con quanto previsto dalle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica in materia di educazione alla legalità, contrasto alle mafie e cultura del rispetto, e in attuazione di quanto previsto dalla citata legge, sostiene la partecipazione delle Istituzioni scolastiche e le iniziative finalizzate alla costruzione, nelle giovani generazioni, di una memoria delle vittime delle mafie e degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente e i successi dello Stato nelle politiche di contrasto e di repressione di tutte le mafie.
In data 21 marzo 2025, nell’ambito della “30ª Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, pubblichiamo un contenuto realizzato dalla nostra studentessa Simona Gavina attraverso il quale vogliamo ricordare Maria Chindamo, vittima innocente di n’drangheta.
Maria Chindamo (Laureana di Borrello, 7 giugno 1974 – Limbadi, 6 maggio 2016) è stata un’imprenditrice calabrese, vittima innocente di ‘ndrangheta.
Sposata con Ferdinando Punturiero, il marito si tolse la vita il 6 maggio 2015 a seguito della decisione dell’imprenditrice di chiedere la separazione, motivo per cui, per la famiglia di lui, la responsabilità del suicidio era della moglie.
La scomparsa
A un anno esatto di distanza dal suicidio del marito, Maria venne rapita davanti all’ingresso della sua azienda agricola in contrada Carini di Località Montalto, dove doveva incontrare alcuni dei suoi operai.
L’automobile della donna venne ritrovata, ancora col motore acceso, dinanzi al cancello della proprietà. Sia sul mezzo che su un muretto, gli investigatori rinvennero tracce di sangue e capelli. Ad avvisare il fratello Vincenzo della scomparsa fu un dipendente, che con molta calma chiese: «Qui c’è l’auto di Maria sporca di sangue ma lei non c’è. Come mai?»